UN TRAGICO RACCONTO

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Lasciate che vi racconti una storia di cui leggo e sento parlare un po' troppo spesso nelle notizie di questi giorni.

C'era una volta una coppia, i West. Erano una piccola famiglia che aveva deciso di adottare un bambino per ricevere qualche soldo in più dallo Stato. Non hanno mai mostrato al bambino un po' di amore vero, nè l'hanno particolarmente incoraggiato. Per loro era principalmente un modo di guadagnare senza dover lavorare più di tanto. Mentre il ragazzo cresceva, veniva spesso trascurato e trattato duramente; si rese così conto di non far davvero parte della famiglia.  Divenne depresso e andava male a scuola. Nel corso degli anni sviluppò problemi comportamentali, forse un modo di attirare l'attenzione, ma i West non li interpretarono mai come un segnale che il ragazzo avesse bisogno di venire ascoltato. Raggiunte l'età dell'adolescenza divenne sempre più ostinato e violento, giungendo addirittura a minacciare i West.

Quando divenne un giovane di sedici anni, disse ai West che desiderava tornare dai suoi genitori biologici, ma la famiglia adottiva non era intenzionata a rinunciare all'assegno mensile del governo. Lo chiamarono ingrato, ma si rifiutarono di riconoscere qualsiasi responsabilità per aver creato il problema. Temendo che se ne andasse di propria iniziativa,  comunque, limitarono i suoi movimenti ed il suo accesso a telefoni e computer. Lui iniziò a comportarsi ancora peggio di prima, diventando violento a livello verbale, fatto che i West sfruttarono come una prova del fatto che non avesse la maturità necessaria a gestire una maggiore indipendenza. Con il passare degli anni, i problemi si inasprirono. Una notte colpì Mr. West e corse via. I West misero la polizia sulle sue tracce, ma non lo rividero più. 

Una storia tragica. Entrambe le parti hanno sbagliato, ma la tragedia di una vita distrutta avrebbe potuto essere evitata se i genitori adottivi avessero semplicemente ascoltato il bambino e letto i segnali che venivano loro indirizzati. Sono stati avidi, crudeli e poco propensi all'ascolto. E anche se questa storia è romanzata, si basa su storie vere che si svolgono ogni giorno in tutto il mondo. Ciò nonostante, i nomi possono essere molto indicativi. Conosciamo il nome dei genitori adottivi: il signore e la signora West. Ma fino ad ora non vi avevo rivelato il nome del giovane: il Medio Oriente.

Esattamente. Prendetevi un momento per eleborare la notizia.

Avrebbe anche potuto chiamarsi il Mondo Islamico, o gli ex paesi colonizzati, o in una dozzina di altri modi, ma avete capito. Non sto assolutamente suggerendo che il mondo colonizzato sia, in qualche modo, un "bambino". Tuttavia l'Occidente ha instaurato una relazione del tipo "genitori adottivi-figli" con esso e non sembra desideroso di liberarsene, nemmeno ai giorni nostri. E sappiamo tutti che se trattiamo qualcuno abbastanza a lungo come un bambino, anche se non lo è, quello che ne seguirà sarà probabilmente un capriccio. Il terrorismo, come suggerisco, dovrebbe essere compreso come un capriccio geo-politico. Non intendo certo suggerire che il terrorismo possa essere giustificato sotto alcune circostanze. Non può. Ma il ragazzo della nostra parabola non rappresenta il terrorista, rappresenta intere nazioni di persone assoggettate a decine di anni, se non secoli, di sfruttamento e di privazione dei diritti civili. Se ne deriva il terrorismo, per quanto sia sbagliato, non siatene sorpresi.

Mentre il mondo si prepara per le Olimpiadi di Sochi e tutti discutono della minaccia del terrorismo, faremmo meglio a dedicarci a qualche riflessione a questo proposito. La maggior parte della gente non sa che oltre 140 anni fa Sochi è stata la scena di quello che è stato forse il primo genocidio del mondo moderno. In seguito alla vittoria nella Guerra Caucasica, la Russia decimò la popolazione caucasica della regione, uccidendone circa 250000 abitanti e disperdendo la maggior parte dei sopravvissuti attraverso l'Impero Ottomano e gli stati che seguirono, togliendo loro per sempre il diritto ad una patria. La Russia ora sta aspettando che i suoi polli tornino a casa, giusto in tempo per essere arrostiti.

Se potessimo considerare il fenomeno del terrorismo come una tragedia - proprio come viene esemplificato nella parabola di prima - invece di ritenerci le vittime senza colpa, allora credo che il terrorismo smetterebbe di essere il problema che è al momento. La spinta al cambiamento, però, non verrà dai nostri leader - a meno che non vedano venire le motivazioni direttamente dalle persone. Lasciate quindi che io dia inizio a qualcosa. Voglio dire, "Mi dispiace, a nome della mia gente. Siamo stati avidi, crudeli, e poco disposti ad ascoltare. Il risultato è stata una tragedia per la quale abbiamo una grande responsabilità. Mi dispiace. Cosa possiamo fare per rimediare?" Se abbastanza persone fra di noi parlassero così - gli uni con gli altri, con i nostri amici e famiglie, su internet, sui nostri blog ed in ogni luogo - creando così una campagna sui social media e molto di più - alla fine le NGO occidentali inizieranno a ripeterlo. Poi lo ripeteranno anche i media, all'inizio in pochi, ma sempre di più con il passare del tempo. E alla fine i nostri leader dovranno iniziare a parlarne, che gli piaccia o meno. E quindi, alla fine, dovranno per forza ascoltare.

Le Olympiadi dovrebbero simboleggiare le nazioni di un mondo che si riuniscono sulla base della fraternità. Sochi verrà ricordata come soltanto un altro nome nella lista di questi simboli, o per aver reso questo simbolismo più reale che mai accettando che la fraternità può iniziare soltanto dove finisce il rapporto fra genitori adottivi e figli?

 

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Traduzione dall'inglese a cura di Nadea Translations




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Antonio-NadeaTranslations

We are an italian couple, Irene lives in Milan and Antonio in Naples. We are studying foreign languages and that's one of our greatest passions, along with cats and ethnic food.

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