USARE L'ALFABETIZZAZIONE DIGITALE PER SCONFIGGERE LA SCHIAVITÙ IN TUTTO IL MONDO

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Il 1 gennaio 1863, il Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln ha firmato il Proclama di Emancipazione, che ha posto fine alla schiavitù negli Stati Uniti. Attraverso i secoli, ogni paese ha avuto il proprio Abraham Lincoln e la schiavitù è stata universalmente condannata e abolita. Sfortunatamente, nonostante sulla carta sia illegale, la schiavitù continua ad affliggere molti posti al mondo e alcune persone continuano a vivere alla mercé di altre, senza possibilità di avere una vita propria. Bastardi spietati continuano ad utilizzare paura e violenza per controllare gli individui - milioni di persone - che non hanno il potere necessario per affermare i propri diritti e ribellarsi.

La Walk Free Foundation ha pubblicato di recente un indice della schiavitù globale, secondo il quale 30 millioni di persone in tutto il mondo vivono in questo momento in condizioni di schiavitù. Una cifra che ammonta alla popolazione dell'Afghanistan o del Perù. Quando si sente la parola "schiavitù", generalmente si pensa a qualcuno tenuto in catene e costretto ai lavori forzati, senza retribuzione. La definizione di questo termine, tuttavia, è stata ampliata in modo da includere tutte le situazioni in cui qualcuno (1) costringe qualcun'altro a compiere qualcosa contro la sua volontà, (2) controlla qualcun'altro attraverso paura e violenza e (3) tratta qualcun'altro come una proprietà personale.

I matrimoni imposti sono schiavitù. In molti paesi - inclusi India, Pakistan e Afghanistan- alcuni parenti concedono le proprie figlie in sposa per risolvere i debiti famigliari. Questo significa, in pratica, rendere le donne schiave per tutta la vita, perché nonostante il divorzio sia legalmente possibile, poche decidono di percorrere questa strada, temendo lo stigma culturale e sociale che colpisce le donne divorziate. Per lo stesso motivo alcune cadono vittima della schiavitù per debiti, offrendo i propri servizi alle persone a cui devono del denaro. Si tratta di una condizione viziosa, perché i termini di questa "relazione" spesso non sono specificati e a volte accade che intere generazioni si trovino intrappolate in questo sistema, senza possibilità di fuga. Il lavoro minorile è schiavitù. Lo sfruttamento dei bambini continua ancora in molti paesi del mondo, con Eritrea, Somalia e la Repubblica Democratica del Congo in testa a questa vergognosa classifica. Alcuni bambini riescono a sfuggire a questo circolo vizioso, ma la mancanza di un'educazione rallenta il loro sviluppo e pochi riescono a costruirsi una vita normale.

Il traffico di esseri umani, i lavori forzati e schiavitù sessuale vanno di pari passo. Con la promessa di un lavoro legittimo, tantissimi giovani si imbarcano in viaggi che in seguito si trasformano in veri e propri incubi. Molti vengono venduti più o meno nello stesso mondo in cui sono stati venduti per secoli gli schiavi africani. Buona parte di queste persone - la maggior parte bambini - vengono rapite e spedite in altri paesi. Una volta lì, si trovano intrappolate da organizzazioni criminali che, nel caso dovessero scappare, non penserebbero due volte ad eliminarle. I go-go bar dell'Europa dell'Est, dell'Asia Centrale, di India, Brasile e Thailandia sono solo alcuni esempi di luoghi infestati da questi circuiti di prostituzione. Sfortunatamente, questi luoghi sono molto famosi fra i turisti sessuali, che li scelgono per poter fare quello che sarebbe difficile fare nei propri paesi, a causa di una più severa legislazione. Per questo motivo alcuni governi chiudono un occhio sulla prostituzione e sul traffico sessuale, dato che questi turisti deviati rappresentano un gigantesco incentivo finanziario per l'economia locale.

Non c'è molto che io possa fare per porre fine alla schiavitù nel mondo. Tuttavia, una campagna sui social media più aggressiva contro la schiavitù e contro tutti i suoi componenti potrebbe portare a riforme più aggressive nei paesi colpiti da questa piaga. Se milioni di blogger in tutto il mondo iniziassero a scrivere blog riguardo a tutti i tipi di schiavitù, forse la comunità internazionale concentrerebbe sforzi maggiori per sconfiggere questo problema e farebbe più pressione sui leader politici che dovrebbero incaricarsi di perseguire i colpevoli. Se sempre più persone alzassero la propria voce contro la schiavitù, condividendo sui social media le loro storie e discutendone in un dibattito globale, questo movimento potrebbe motivare i nuovi politici a fare quello che i loro predecessori non hanno potuto o saputo fare. Le strategie dei social network sono infinite e possono generare soluzioni concrete anche per i problemi che sembrano irrisolvibili. Se "due cervelli sono meglio di uno", allora milioni di cervelli possono avanzare molto più di quanto possiamo immaginare.

Solo perché non ho una sorella, questo non significa che non dovrei combattere per tutte quelle sorelle, nel mondo, che sono costrette a sposare uomini che non amano. Solo perché non ho un figlio, questo non significa che non dovrei difendere tutti quei figli, su questo pianeta, che sono costretti a lavorare in condizioni folli, invece di ricevere un'educazione. Solo perché non ho una figlia, questo non significa che non dovrei sostenere tutte quelle figlie, sulla terra, che sono intrappolate nei circuiti della prostituzione. Non devo rimanere cieco a tutte le persone meno fortunate - che sono 30 milioni - la cui unica colpa è stata quella di incontrare le persone sbagliate, nel posto e nel momento sbagliato. Ecco, questa è la mia voce che esprime la mia repulsione nei confronti della schiavitù ed il mio sdegno verso coloro che continuano a permetterne l'esistenza. Dov'è la vostra?

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Giacomo Cresti

Senior Editor Annex Press

Film Annex

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