INTEGRAZIONE ONLINE E OFFLINE: MARKETING IN TUTTI I CANALI

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DI: NICOLE TAN:

In un articolo scritto per una gara relativa al World Retail Congress, io e il mio gruppo abbiamo citato le seguenti parole come scoperta fondamentale:

Seguendo un articolo del Women's War Daily, "emulare l'esperienza online in un negozio "fisico" è stato lo scopo principale dei technology provider allo show del National Retail Federation di quest'anno (2012)" (Arthur, 2012). Seguendo questo trend, sarà di vitale importanza implementare gli ultimi concetti tecnologici nello shopping di tutti i giorni. L'implementazione di queste nuove tecnologie permetterà ai clienti di interagire meglio con i rivenditori, sia per quanto riguarda l'azienda che per quando riguarda il prodotto, dalla vendita all'assistenza. Ciò vorrà dire incrementare le visite nei negozi, sia online che offline. I canali di vendita online e "brick-and-mortar" verranno perfettamente collegati, donando al cliente un esperienza d'acquisto diversa, ma comunque unitaria, che sia al tempo stesso efficiente, conveniente e gradevole.

 

Se ripenso all'anno che ho passato immersa nell'industria in Asia, posso dire di aver potuto osservare in prima persona lo spostamento dell'attenzione dal contenuto + commercio al bisogno di integrazione fra online e offline o, come preferirei chiamarlo, al circolo completo del commercio al dettaglio, in particolare nell'ambito della moda. Come ha descritto Federico Marchetti, CEO di Yoox.com, nella sua presentazione alla S.E.A Luxury Conference, una delle prossime fasi di questa esperienza di e-commerce potrebbe essere un punto di raccolta, dove i clienti possano ritirare, se lo desiderano, i loro beni fisici, senza dover aspettare (e pagare) il servizio di un corriere. Forse un esempio ancora migliore potrebbe essere rappresentato da Angela Ahrendts, CEO di Burberry’s, che, come possiamo vedere in questo video parla a proposito di sfumare le linee fra "fisico e digitale", permettendo ai clienti di interagire pienamente con la marca, sia grazie alle applicazioni per mobile e desktop, sia nei negozi che si occupano del commercio in dettaglio.

Non si può certo dire, tuttavia, che contenuto e commercio non funzionino. Il contenuto, dopo tutto, è parte del percorso dello shopping di scoperta e di esplorazione - il che significa aiutare un brand, una marca o un tipo particolare di distributore (per esempio: Urban Outfitters contro Intermix contro OAK NYC) a differenziarsi attraverso una decisa identificazione del marchio a cui hanno deciso di associarsi. Ciò si può notare nella tipologia degli articoli pubblicati (un lettore di Dazed and Confused Magazine contro un lettore di Teen Vogue), fino a comprendere la credibilità del team editoriale che lavora ai loro potenziali siti web (per esempio: The Cut, Refinery29 e the Editorialist). Come ha affermato Kate Davidson Hudson, co-fondatrice di the Editorialist, in un articolo sul Crain's New York Business, un negozio ecommerce deve essere altamente specializzato per avere successo, per farsi largo fra la folla.

Tenendo tutto questo bene a mente, mentre i distributori iniziano a finalizzare i loro piani ed il loro budget per il 2014, spero davvero che prendano le distanze dalla separazione fra mondo digitale e mondo fisico e che cerchino invece di trovare modi per fondere al meglio queste due realtà.  



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