Crescere in tempi di guerra: un'intervista con Jonathan Amitay, parte 1

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Jonathan Amitay è l'animatore indipendente di pluripremiati cortometraggi come “Oh Dad!”, “Nukie’s Lullaby” e di un centinaio di Flash Movie su temi politici. Il suo lavoro è stato trasmesso nella versione canadese di Sesame Street. È un maestro dell'animazione in stop motion, in cui utilizza catene dorate e sabbia colorata. Ho potuto parlare con lui nella sua casa a Toronto.

Patrick Jenkins: Politica, guerra e ingiustizia sono temi comuni nei tuoi film. Come mai ti sei interessato a queste problematiche? 

Jonathan Amitay: Beh, sono nato ad Haifa, in Palestina (che in seguito sarebbe diventato Israele), nel corso della Seconda Guerra Mondiale. C'erano molti bombardamenti, come ben saprai. Quando ero all'asilo ricordo gli aeroplani italiani che venivano a bombardarci; a volte venivano colpiti e cadevano nella baia. Questa è stata la mia infanzia, passata a correre fra le bombe per raggiungere il rifugio anti bombardamenti. Ricordo il terrore provato quando il Primo Maresciallo Rommel ed i Nazisti erano sul punto di invadere l'Egitto. Avevamo paura di essere i prossimi. Al nord avevamo la Turchia - alleatasi coi Nazisti. Eravamo stretti nel mezzo. Siamo stati davvero molto sollevati quando gli inglesi hanno sconfitto Rommel a El-Alamein.

Poi, quando la guerra è finita, c'è stata la guerra di Indipendenza di Israele; avevo otto anni. Gli inglesi occuparono la Palestina. Noi lanciavamo pietre agli inglesi e mettevamo spazzatura davanti ai loro carri armati. L'Impero Britannico stava crollando e loro alla fine si arresero e se ne andarono. I soldati si ubriacavano abitualmente e sparavano attraverso le finestre delle persone. C'erano dei coprifuochi e bisognava stare attenti. Dormivano sui balconi perchè faceva molto caldo, ma non potevamo tirar su la testa per paura di essere colpiti da uno sparo.

(sopra: Un giovane Jonathan Amitay intento a dipingere)

Patrick Jenkins: Wow! Che infanzia! A scuola ti occupavi anche di arte?

Jonathan Amitay: Sì, ed ero anche bravo! Sono stati gli unici buoni voti che ho preso a scuola, gli unici sopra allo zero. (Ride). Ero uno studente di arte molto diligente, ma il resto dei miei voti era davvero penoso. Ero principalmente un autodidatta, ma all'età di vent'anni frequentai un corso per disegnare figure animate. Non sapevo se ero bravo o meno, perché ritenevo strano il mio talento. Andai anche da altri insegnanti d'arte, ma ne uscii confuso, dato che continuavo ad espormi a stili di arte molto diversi fra loro. Dovevo trovare la mia strada.

(sopra: un disegno di Jonathan Amitay)

Patrick Jenkins: Wow! Che cosa hai fatto quando hai terminato gli studi?

Jonathan Amitay: Mi sono arruolato nell'esercito israeliano. Tutti dovevano farlo. Per fortuna era un periodo tranquillo, non è successo nulla di particolare. Nell'esercito riuscivo ad evitare di fare alcuni lavori facendo il clown oppure dipingendo. Mi occupavo di realizzare tutti i segnali e di dipingere i cartoni sui muri della mensa con fumetti satirici riguardo alla vita nella base militare. Ero un artista un po' folle, ma cercavo di stare tranquillo e di evitare i problemi.

 

(sopra: Jonathan Amitay sul palco del nightclub)

Patrick Jenkins: Che cosa hai fatto dopo l'esercito? 

Jonathan Amitay: Ho dipinto molto. A volte ho lavorato anche in teatro, dipingendo scenari. Nel 1965 mi sono esibito sul palco di un nightclub, realizzando disegni veloci su larghi rotoli di carta. Avevo un partner che leggeva un copione e io disegnavo basandomi sulle sue parole. Si trattava principalmente di satira politica contro i gruppi criminali (con le loro squadre di sicari) che dominavano Haifa. A volte proiettavo slide con metà disegno e lo finivo poi sul palco. A volte proiettavo film sulla carta. Alla fine la città ci fece smettere. Poi sono andato in Canada, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni, perché, per dirla in poche parole, pensavo che Israele stesse commettendo un errore. Quella guerra non era altro che un tentativo di arraffare più terra possibile, buttando fuori gli arabi e distruggendo le loro case. Non ha fatto altro che polarizzare l'ostilità fra Palestinesi e Israeliani. In seguito ho sposato una canadese e mi sono trasferito in Canada.

Potete guardare di seguito parte del documentario:

 Articolo originale: www.filmannex.com/blogs/growing-up-in-wartime-an-interview-with-jonathan-amitay-part-one/107537

Traduzione dall'inglese a cura di Nadea Translations



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Antonio-NadeaTranslations

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